Chi sono
Foto di Simone Molinaroli


Mi chiamo SIMONE MOLINAROLI, ho 38 anni. Sono nato e risiedo a Zevio, un paese che conta poco più di 12.000 abitanti, noto per la caratteristica produzione delle mele, ubicato in riva all’Adige nella campagna veronese. Esso giace praticamente ai piedi dei Monti Lessini, a circa 15 km di distanza da Verona
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Non sono sposato, sono diplomato in elettronica industriale e lavoro in un’azienda che opera nel mondo delle telecomunicazioni.

Ho iniziato a correre in bicicletta nel 1976, all’età di 10 anni, nella categoria Giovanissimi B2 del tempo. Ho continuato fino al 1986, nella categoria Dilettanti di 2ª serie.
L’approccio con il mondo del ciclismo è avvenuto grazie a mio padre Addis, ex-ciclista dilettante di buon livello della metà anni ’50, purtroppo prematuramente scomparso, il quale un bel giorno decise di portarmi a vedere una manifestazione ciclistica di ragazzini miei coetanei. Quel giorno scoccò la scintilla. Tra me e la bici è stato, è proprio il caso di dirlo, amore a prima vista.
Sono rimasto in sella 11 anni, durante i quali, in qualche occasione, per la verità poche, ho avuto anche il piacere di assaporare l’indescrivibile gioia della vittoria. Non posso certo dire di essere salito mai alla ribalta o di aver colto prestigiosi successi e, tanto meno, posso vantare una carriera da professionista. Tuttavia, quelli trascorsi come ciclista, sono stati anni di cui conservo un ricordo straordinariamente bello. Essi sono risultati altresì molto importanti per la mia educazione e formazione.
Smessi i panni dell’atleta in attività, innamorato del ciclismo com’ero, non potevo certo abbandonare definitivamente l’ambiente. Così mi sono calato, poco per volta, nel nuovo ruolo di tecnico. Ho scoperto che anch’esso mi piaceva molto e, soprattutto, che poteva dare delle emozioni e delle gratificazioni ancor più grandi rispetto quelle che si possono provare da atleta.
Ho pertanto iniziato un percorso formativo che, ad oggi, non si è ancora concluso e che, aggiungo, difficilmente potrà mai esserlo. Lo affermo in tutta tranquillità, in quanto è nel mio stile cercare sempre qualcosa di nuovo in cui cimentarmi per accrescere il mio bagaglio di esperienze.
Tra le varie qualifiche acquisite come tecnico, ovviamente, quelle di direttore sportivo di 1°, 2° e 3° livello, quest’ultima ottenuta nel 1993. Nel 2003, ho conseguito la qualifica di Master delle Categorie Elite. E’ stata un’esperienza molto interessante, oltre che per i contenuti del corso organizzato dalla FCI, soprattutto perché mi ha permesso di entrare in contatto, conoscere e confrontarmi con i colleghi più blasonati del mondo professionistico.
Recentemente, nell’aprile del 2005, dopo una frequenza di poco superiore ad un anno, ho brillantemente concluso il “3° Corso Nazionale di IV° livello Europeo di formazione per Allenatori delle Federazioni Sportive Nazionali”, organizzato dalla Scuola dello Sport del CONI presso il Centro dell’Acqua Acetosa a Roma. Durante il corso, assistito dal prof. Alberto Madella, ho lavorato al Project Work “Rilevazione del clima interno alla Federazione Ciclistica Italiana”. Le finalità generali e gli obiettivi specifici del progetto di ricerca erano riconducibili ai seguenti: anzitutto la costruzione e la prima validazione di uno strumento (questionario) idoneo a rilevare la qualità percepita della performance organizzativa della FCI, quindi l’effettuazione di una prima fotografia della FCI utilizzando il questionario approntato. L’intero lavoro prodotto, contenente l’illustrazione della problematica e delle ipotesi di partenza, della metodologia adottata per la ricerca, l’analisi dei dati raccolti e la presentazione dei risultati, è pubblicato all’interno di questo Sito.
Per quanto riguarda le specializzazioni tecniche conseguite, dal 1995 sono iscritto agli Albi Federali dei Tecnici Specialisti dell’Attività Giovanile e dei Tecnici Specialisti della Pista.
Sempre nel 1995 inoltre, ho partecipato e superato il concorso per titoli ed esami indetto dalla FCI per conseguire l’iscrizione al ruolo nell’Albo Federale dei Formatori. Grazie a questa qualifica, ho potuto cimentarmi nel campo delle attività didattiche della Federazione e sono stato abilitato all’insegnamento delle materie specialistiche, in occasione dei corsi di formazione per direttori sportivi. E’ questa un’attività alla quale attribuisco un’importanza strategica in ambito federale e che, oltretutto, mi coinvolge, mi appassiona e mi impegna tantissimo.
Per due anni, 1995 e 1996, ho fatto parte dello Staff delle Scuole Nazionali di Velocità e di Inseguimento su pista, coordinate rispettivamente dal prof. Massimo Marino e dal signor Mauro Orlati, due tecnici con la “T” maiuscola, dei veri Maestri, dai quali ho appreso molte delle mie attuali conoscenze tecniche ed ai quali va tutta la mia riconoscenza. A fianco del prof. Marino inoltre, che in quel periodo ricopriva l’incarico di Commissario Tecnico del settore velocità su pista per la categoria juniores maschile, ho avuto la possibilità di realizzare una straordinaria esperienza, come tirocinante, nell’ambito della Squadra Nazionale.
Ho altresì collaborato, come tecnico, con la rappresentativa del Comitato Regionale Veneto in occasione di varie edizioni dei Campionati Italiani Assoluti e dei Campionati Italiani Giovanili su pista.
In occasione dell’Assemblea Regionale del C.R. Veneto del 2001, sono stato eletto Consigliere in rappresentanza degli Affilati per il quadriennio 2001/2004. In quell’occasione ho fatto peraltro registrare il numero di voti più alto in assoluto tra gli eletti e, soprattutto, ho ricevuto i consensi di entrambi gli “schieramenti” che si erano delineati in quell’occasione. Un segno tangibile di stima da parte delle Società venete, alle quali non sarò mai grato abbastanza e, al tempo stesso, l’evidenza di quanto io sostengo da sempre: lo Sport deve servire ad aggregare e non a dividere. L’esperienza maturata nel ruolo di consigliere regionale durante il quadriennio 2001/2004, mi ha introdotto ancor di più nei meandri della vita federale e mi ha consentito di studiarne i meccanismi e meglio comprenderne gli equilibri.
In tempi più recenti, ovvero all’ultima Assemblea Nazionale Ordinaria Elettiva, svoltasi il 12 e13 marzo 2005 a Torre Pedrera (Rimini), ho presentato la mia candidatura alla carica di Presidente della FCI. Questa é stata un’altra esperienza straordinaria, indimenticabile e, aggiungo, positiva. Essa infatti, nonostante l’esiguo numero di consensi ricevuti in sede assembleare (solo 6 voti) possa indurre a pensare ad un clamoroso insuccesso, darà invece sicuramente i suoi frutti già in un prossimo futuro, meno lontano di quanto si pensi.
Per ultime, non perché meno importanti, anzi semmai per l’esatto contrario, voglio menzionare le mie esperienze nel ruolo di direttore sportivo. In carriera mi sono occupato delle categorie Esordienti, Allievi, Juniores, Dilettanti e, dal 1998 ad oggi, della categoria Donne Elite. Quella in campo femminile è stata senz’altro un’esperienza irripetibile. Oltre ai prestigiosi risultati ottenuti, ho avuto il piacere di lavorare per 7 anni al fianco di una delle atlete più serie e professionali tra quelle in circolazione, che risponde al nome di Giovanna Troldi. Giovanna, spaziando dal settore strada al settore pista e con qualche apparizione pure nel settore fuoristrada, ha colto con me otto titoli tricolori, ovvero velocità 1998, corsa a punti 2000, scratch 2003, inseguimento 2003 e 2004, per arrivare allo splendido tris consecutivo nella cronometro individuale su strada 2002, 2003 e 2004.
A questo punto ritengo sia chiaro che la mia estrazione non è di natura politica, imprenditoriale o pubblica bensì di natura “tecnica”. Aggiungo che non mi sognerei mai di rinnegare tale mia estrazione, nemmeno dovessi diventare Presidente della FCI! In seno alla FCI, io appartengo al folto gruppo degli “Operativi”, alla cosiddetta “base”. Proprio la mia appartenenza al mondo degli “Operativi”, ovvero di quanti “lavorano”, oltre che rendermi molto orgoglioso, mi colloca in un ruolo privilegiato. Mi permette di vivere il ciclismo “da dentro”, di assaporarlo, comprenderlo e, aspetto ancora più importante, di esserne veramente innamorato. Essa fa sì che io di tale mondo risulti un naturale CONOSCITORE, nutra per esso un profondo RISPETTO e che meglio di altri possa comprenderne le specifiche ESIGENZE. In sintesi, a me non serve che mi si chieda di stare vicino alla “base” in quanto ne faccio già parte: sono parte integrante di essa a tutti gli effetti, da sempre!

Vorrei concludere con una riflessione. In genere, quando ci si presenta si corre concretamente il rischio di essere fraintesi. Tra gli interlocutori ci può essere infatti chi interpreta un’eventuale elencazione di titoli e qualifiche, come smanioso desiderio “di apparire” o “di salire sul piedistallo”. Posso assicurare che non è proprio il mio caso. Il mio unico dovere in questa circostanza, prima ancora che interesse, era semmai di fornire delle informazioni sul mio conto e degli elementi di valutazione. Ci tengo a precisare che nella mia presentazione mi sono volutamente limitato al solo curriculum tecnico sportivo, quindi solo a ciò che ha stretta attinenza con l’attività federale. Ritengo infatti che anche il curriculum possa essere un altro strumento di cui ci si può servire in modo improprio, per impressionare e far colpo sulle persone. Ad ogni cosa deve essere attribuito il giusto valore. Un curriculum, per quanto prestigioso, se non è ricondotto ad un particolare contesto, non può bastare a fornire utili indicazioni sulle reali capacità e competenze di una persona. Per meglio intenderci: le competenze necessarie per condurre una federazione, non sono confrontabili con quelle acquisibili in qualsiasi altro tipo di attività, fosse anche un’amministrazione od un ente pubblici. Ogni realtà ha le proprie peculiarità. Invito quindi i lettori a non lasciarsi depistare da curriculum che, fini a se stessi, sembrano da capogiro ed a chiedersi ancora una volta, piuttosto, di chi e di cosa abbia realmente bisogno la nostra Federazione.

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